In un tempo in cui gli dei sembravano camminare sulla terra, intrecciando i destini degli uomini con fili d’oro e d’ombra, l’antico mondo conosceva una città di incomparabile splendore: Alessandria d’Egitto. Era una città dove l’oriente incontrava l’occidente, dove le ricchezze e le saggezze del mondo confluivano come i molti tributari del grande Nilo.
Era l’anno 48 a.C., e il Mediterraneo era il cuore pulsante di conflitti e passioni che avrebbero scritto la storia. In questo crogiolo di civiltà, due figure emergevano dalle nebbie del tempo per forgiare una leggenda che avrebbe superato i secoli: Giulio Cesare, il condottiero romano, e Cleopatra VII, l’ultima faraona dell’Egitto.
Cesare, già famoso per le sue imprese in Gallia, aveva attraversato il Rubicone, sfidato il Senato di Roma e instaurato il proprio potere con una miscela di audacia e astuzia. Cleopatra, erede di una dinastia sull’orlo del collasso, era dotata di una bellezza che sfidava il tempo e di un’intelligenza tanto affilata quanto la lama di un pugnale.